Sentieri

I NOSTRI SENTIERI

 

AVVERTENZE:

TEMPI DI PERCORRENZAi tempi riportati escludono le soste e sono riferiti alla sola andata; tali tempi possono variare di molto in considerazione delle condizioni del sentiero, del grado di allenamento dell’escursionista, delle condizioni meteo e sono quindi da ritenersi puramente indicativi.

TRACCE GPSdevono essere considerate come un’informazione indicativa, esattamente come le informazioni contenute in una qualunque mappa topografica; vanno usate con la massima attenzione nei casi di scarsa visibilità e di condizioni atmosferiche avverse.
Si invita chiunque utilizzi le tracce, le mappe e i road book a prestare la massima attenzione nell’utilizzo delle informazioni ed in particolare a non affidarsi agli strumenti GPS in modo acritico.

Legenda:
T: Turistico
E: Escursionistico
EE: Escursionisti Esperti
EEA: Escursionisti Esperti con Attrezzatura

Le descrizioni fornite, sono tratte dalla sezione “Sentieri” del sito della Provincia di Alessandria.


GIRO DELLE 5 TORRI
(difficoltà E – lunghezza 29,61 km – tempo 8 ore)

segnavia - 5 Torri

Il Giro delle 5  Torri è un lungo itinerario ad anello con partenza e arrivo a Monastero Bormida che si snoda sulle colline della Langa Astigiana passando dalle torri di Monastero, San Giorgio Scarampi, Olmo Gentile, Roccaverano e Vengore, offrendo stupende vedute panoramiche sul territorio circostante.

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Il percorso, seppur ricadente in provincia di Asti, è stato ideato e realizzato dalla Sezione CAI di Acqui Terme che ogni anno, nel mese di Maggio, organizza una camminata non competitiva che richiama oltre un migliaio di escursionisti; in tale occasione, presso ognuna delle cinque torri, viene allestito un punto di ristoro con distribuzione di cibi e bevande ai camminatori.

L’itinerario parte dalla piazza di Monastero Bormida, ai piedi del Castello e della Torre campanaria dell’originaria abbazia benedettina, supera il ponte sulla Bormida e prende a destra, oltrepassando il cimitero e la chiesetta di San Rocco; poco dopo il cammino lascia l’asfalto e prende il sentiero in discesa sulla destra che scende fino al fondovalle, dove scorre il Torrente Tatorba.
Superato il corso d’acqua, il percorso prende la mulattiera che risale il versante, tocca il Bric del Moro e segue il crinale fino a giungere nei pressi del Bric dei Galli, dove si trova la bella chiesetta campestre della Madonna del Rosario e prende la carrozzabile inghiaiata sulla sinistra che conduce a San Giorgio Scarampi, sovrastato dalla imponente Torre del Mastio.
Superato il paese il percorso segue prima l’asfalto e poi lo sterrato che toccano il Bric Favaro e poi il Bric delle Forche, nei cui pressi il cammino prende il sentiero che porta a Olmo Gentile, dove svetta la Torre del Castello; dal paese l’itinerario torna indietro per un tratto sul percorso dell’andata e prende prima il sentiero e poi la strada asfaltata che portano in breve al paese di Roccaverano, dove sono presenti un tratto di mura del Castello e la Torre Rotonda.
Il cammino prosegue su asfalto, transita nei pressi della bella chiesa di San Giovanni e arriva alla solitaria Torre di Vengore che è un punto di riferimento inconfondibile nel panorama di Langa e Monferrato; il sentiero prosegue nel bosco toccando la frazione di Santa Libera e il Bric Valla, scendendo sulla strada asfaltata e rientrando infine al paese di Monastero Bormida, dove era partito il lungo itinerario.

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ANELLO DI BISTAGNO
(difficoltà E – lunghezza 15,64 km – tempo: 4 ore e 30)

segnavia - 500

Itinerario circolare piuttosto lungo, che offre numerose vedute panoramiche. Da Acqui Terme si percorre la ex strada statale 30 della Val Bormida fino a giungere  a Bistagno: superato il passaggio a livello si arriva alla piazza del paese, ove si parcheggia l’auto.

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Da piazza Monteverde il percorso prende Via Martiri della Libertà, prosegue diritto sulla strada comunale per Montabone, superando il centro sportivo e l’antica ed incantevole Pieve nei pressi del cimitero. L’itinerario si snoda sulla strada asfaltata tra vigneti e coltivi per circa tre chilometri, tiene la sinistra al bivio in località Nausano, e arriva in breve alla Cascina Pia, dove lascia l’asfalto e svolta a destra, risalendo il versante boscato.
Il sentiero si snoda in un bosco di latifoglie, caratterizzato da querce e orniello (Fraxinus ornus), e man mano che risale il versante, offre vedute panoramiche sempre più ampie; con un secco tornante il percorso piega a sud, proseguendo a mezzacosta e oltrepassando il Bricco della Corbellina.
Il percorso svolta a sinistra e scende di quota in un bosco di castagno (Castanea sativa)  per poi portarsi sul versante ovest della valle del rio Morra, tra bellissimi esemplari di rovere (Quercus petraea) e roverella (Quercus pubescens); superata la Cascina Grassi giunge sull’asfalto e, oltrepassato il ponticello sul rio Morra, svolta a destra, proseguendo sulla strada campestre che costeggia il corso d’acqua.
L’itinerario procede in costante, graduale salita seguendo il rio fino a guadarlo in corrispondenza di un prato, risalendo sul versante opposto con una ripida rampa nel bosco e sbucando in un ordinato noccioleto, da dove si gode di una bella visuale verso la chiesa di Sant’Ambrogio e la piccola frazione di Roncogennaro.
Dopo aver attraversato una zona prativa il tracciato svolta a sinistra e poi a destra, immettendosi sull’ampia strada inghiaiata che risale il versante tra i vigneti e in costante salita giunge alla località La Croce, da dove si gode di un bellissimo panorama su tutta la valle del rio Morra. Il percorso svolta a destra, seguendo la strada provinciale per alcune centinaia di metri e, all’altezza dell’indicazione di località di Roncogennaro, svolta a sinistra su strada campestre, proseguendo tra i vigneti fino a raggiungere il punto panoramico del Bricco della Croce (m. 486), ove è situato un grosso pannello ripetitore e dal quale la vista può spaziare a 360° arrivando, nelle giornate limpide, all’arco alpino.
Il percorso scende verso il fondovalle percorrendo una strada di servizio tra i vigneti sino ad arrivare al limite del bosco e con una secca svolta a sinistra si immerge in un querceto; la discesa prosegue con continui tornanti, attraversa un vigneto abbandonato ed arriva nei pressi della cascina Bigio. Giunto sul fondovalle l’itinerario continua su una comoda e ampia strada inghiaiata che fiancheggia il corso del rio S. Paolo ed infine ritrova la strada asfaltata che porta alle prime case di Bistagno; il percorso segue via Carrà, supera la provinciale e poi attraversa il bel centro storico, transitando in via Saracco e giungendo in Piazza Monteverde, da dove era partito.

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DEL PELLEGRINO di BRUNO BUFFA (ACQUI TERME – TIGLIETO)
(difficoltà E – lunghezza 35,38 km – tempo: 11 ore)

segnavia - 531

Il  sentiero 531 è un lungo itinerario, realizzato in occasione del Giubileo del 2000 dalla sezione del Club Alpino Italiano di Acqui Terme, che collega la città termale a Tiglieto e da qui raggiunge, con due diverse direttrici, il Santuario della Madonna della Guardia e il Mar Ligure.
L’itinerario è dedicato a Bruno Buffa, socio scomparso del CAI acquese che fu tra gli ideatori del percorso.

Di seguito viene illustrato il tratto fino al paese di Tiglieto; per raggiungere le mete finali è necessario fare riferimento a specifica cartografia relativa al territorio ligure.

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Il percorso parte in Piazzale Pisani (Zona Bagni) ad Acqui Terme; presa la strada asfaltata di sinistra   (indicazione stradale per Lussito) si sale con alcuni tornanti fino a superare la zona degli alberghi, poi si svolta decisamente a destra in una piccola stradina asfaltata e dopo pochi metri si gira a sinistra, si abbandona l’asfalto e ci si immette su un  sentiero che risale il versante boscato. All’uscita del bosco, nei pressi di alcuni ripetitori si svolta a destra e si imbocca una panoramica strada consortile che conduce ad un incrocio, ove bisogna proseguire diritti e dove, dopo pochi metri, bisogna tenere la destra per imboccare il sentiero che sale di quota e si snoda in un ambiente caratterizzato dalla ricca e colorata presenza della ginestra (Spartium junceum) e che conduce in breve tempo al Monte Marino.
Lasciata sulla destra la variante 531 A che ritorna verso Acqui passando per la frazione Lussito, si prosegue in piano su una stradina campestre che conduce in breve al castello di Ovrano; aggirato il complesso, oggi sede di un’azienda vitivinicola e bed & breakfast, si prosegue in leggera discesa su strada inghiaiata fino a giungere ad un incrocio che a destra combacia con la variante 531 B per Acqui Terme, mentre il percorso principale prosegue diritto su mulattiera e poi su sentiero fino ad arrivare alla linea di crinale molto panoramica, tra cespugli di ginestra e biancospino (Crataegus monogyna).
Si prosegue sul crinale fino a giungere all’incrocio con la strada asfaltata, si svolta a destra e  dopo un breve tratto si rientra nel bosco con una secca svolta a sinistra, proseguendo su un sentiero, che giunge alle pendici del Monte Capriolo e, in corrispondenza di un piccolo calanco, si ritrova la strada asfaltata. Si svolta a destra in direzione delle case di Valle Croce, nei cui pressi si diparte sulla destra la variante 531 C, si percorre un tratto di asfalto fino al primo bivio, dove si svolta a sinistra e si prosegue su asfalto in discesa, fino ad una vecchia costruzione in pietra, dove si prende il sentiero che attraversa una zona prativa, si porta sulla sinistra e giunge al guado sul rio Verazza; superato il rio si incomincia a risalire il versante boscato tra piante di roverella (Quercus pubescens) e orniello (Fraxinus ornus).
Il sentiero giunge infine all’uscita dal bosco ricongiungendosi con la strada comunale dove si svolta a sinistra e si perviene in poco tempo al piccolo paese di Ciglione; arrivati all’altezza della chiesa si gira a destra in direzione della Pro Loco della frazione: qui giunti, si svolta  a sinistra e si continua a scendere di quota passando tra le ultime abitazioni del paese e proseguendo su mulattiera si arriva sul fondovalle. Pochi metri prima di giungere ad un corso d’acqua, il sentiero svolta a sinistra  e dopo poche decine di metri si giunge al guado sul rio; dopo averlo superato si incomincia l’erta salita sul versante seguendo un percorso un po’ tortuoso e impegnativo tra gli alberi, facendo bene attenzione alla segnaletica presente. Al termine della salita si giunge sull’asfalto, si svolta a destra in direzione delle case Cherpione e si prosegue per poche centinaia di metri svoltando a sinistra poco dopo le abitazioni. Si scende in una nuova vallata, sul cui fondo scorre un rio, guadato il quale si prosegue seguendo la sua destra orografica e giungendo infine ad un cancello, in corrispondenza del quale si trova un passaggio, che permette di giungere alla strada asfaltata.
Si gira a destra in direzione delle case Valle e all’altezza della chiesetta si svolta e si scende verso il punto di guado sul rio dei Tre Aberghi (bisogna fare attenzione ai periodi di pioggia, quando il rio è ricco d’acqua e il guado diventa più impegnativo). Il percorso si snoda sul versante innalzandosi lentamente rispetto al piano di scorrimento del rio all’interno di un fitto bosco di acero di monte (Acer pseudoplatanus), nocciolo (Corylus avellana) e poi di castagno (Castanea sativa), finché  giunge in un tratto più aperto e panoramico e scorre tra cespugli di erica arborea (Erica arborea) ed estesi affioramenti rocciosi. La mulattiera rientra all’interno del bosco ed in questo tratto si incontrano i resti di uno degli antichi “aberghi” della valle (essiccatoi per castagne), finché si giunge al bivio con un’altra mulattiera, dove bisogna girare a destra  proseguendo tra vigneti e case isolate per poi rientrare nuovamente nel bosco.
Il percorso giunto sul fondovalle incontra i ruderi di altri due antichi aberghi e poi prosegue all’interno del bosco, costeggiando il rio in un ambiente incantevole alla base di una bella parete rocciosa. Dopo aver guadato il rio si incomincia a risalire il versante boscato, proseguendo in costante ascesa fino a giungere ad un guado con ponticello in cemento, oltre il quale incomincia una larga carrozzabile inghiaiata. Poco dopo si incontra un antico mulino restaurato e fino a qualche anno fa di proprietà di Gino Paoli, poi si sale fino a giungere alla frazione di Toleto, all’altezza del cimitero.
Arrivati sull’asfalto dopo pochi metri si gira a sinistra per attraversare un’area a prato in direzione dell’area attrezzata della Pro Loco del posto (punto acqua, area pic-nic). Seguendo l’asfalto si arriva alla piazzetta del paese con la sua antica chiesa, si svolta a sinistra e si imbocca una stretta via fra le case e al primo incrocio si gira a destra; si abbandona la strada asfaltata e si svolta a sinistra per ritornare a camminare nel bosco.
Dopo un’ulteriore svolta a sinistra si sale verso le case Alberghino e, attraversata l’area a  prato si giunge sull’asfalto, si svolta a destra e si continua a salire per arrivare sulla linea di crinale, dove si prende la strada asfaltata a destra, molto panoramica e piacevole; attraversata la SP208 si superano le case Vairera, giungendo all’incrocio con la SP210 all’altezza del Villaggio Mongorello. Si gira a sinistra verso la frazione Abbassi – Piancastagna, si supera il bivio con il sentiero 533 (che per un tratto si sovrappone al nostro itinerario) e in corrispondenza del bar-pizzeria “Bados” bisogna svoltare a sinistra per imboccare strada Valle Verde.
Al termine della strada asfaltata si gira a destra nei pressi di alcune abitazioni e ci si inoltra su sentiero in un bel bosco di castagni e poi ci si immette su una carrozzabile sterrata che ricalca la linea di crinale; per alcuni chilometri si cammina in un bellissimo ambiente caratterizzato da un antico rimboschimento a pino nero (Pinus nigra) e ricco di arbusti di ginepro (Juniperus communis) e erica (Erica arborea) e generoso di vedute panoramiche a 360 gradi.
Si prosegue sulla cresta superando due piccole aree di sosta, finché si giunge al bivio in cui termina la sovrapposizione tra il sentiero 531 e 533. Svoltando a destra si prosegue sul sentiero 533 in direzione Cascina Tiole e Piancastagna, mentre il sentiero 531 prosegue a sinistra continuando sul crinale in direzione delle case Bricco.
Il percorso incomincia a scendere di quota dolcemente, si abbandona la linea di crinale e ci si inoltra su un versante boscato ricco di castagni e roveri fino ad arrivare alle case Bricco; qui si trova l’indicazione di svolta a sinistra per scendere verso il paese di Olbicella e la discesa prosegue su una larga mulattiera. Si supera il bivio per Case Boli seguendo sempre la tratta principale, si giunge poi al bivio con le case Palareia e si prosegue diritti su fondo inghiaiato ed infine si percorre l’ultimo tratto su asfalto arrivando alla frazione di Olbicella.
Giunto alla frazione nei pressi della chiesa, il percorso svolta a destra e prosegue su asfalto per circa  un  km., finché giunge al ponte sul torrente Olbicella; dopo averlo superato si svolta immediatamente a sinistra in direzione Case Canobbio inoltrandosi su una strada inghiaiata  che risale il corso dell’Olbicella ed in pochi minuti si giunge alla passerella in legno sul torrente Orba.
Dopo pochi metri si abbandona la carrozzabile inerbita, si svolta a destra e ci si inoltra su sentiero percorrendo un tratto erboso che costeggia e risale il corso dell’Orba fino ad arrivare ad un secco tornante a sinistra che prosegue in salita su un bel sentiero lastricato fino al successivo tornante e fino a giungere all’altezza delle Case Canobbio. Il sentiero prosegue sul versante, con scorci panoramici sul corso dell’Orba, poi piega a sud e raggiunge il crinale che segna il confine con la Regione Liguria; dopo aver superato un passaggio tra le rocce il percorso prosegue in una zona caratterizzata dalla presenza di molti ricacci di conifere, testimonianza del tentativo di rinascita del bosco in una zona colpita da incendio nel 2003.
In questo tratto del percorso, ormai in territorio ligure, bisogna prestare bene attenzione ai segnavia bianco/rossi che si susseguono tra gli alberi arsi  e i paletti di legno. Superata questa zona il sentiero prosegue sul versante e in breve giunge ad un bivio in corrispondenza di un affioramento roccioso, dove bisogna tenere la sinistra.
Da qui il sentiero tende ad allargarsi ed in poco tempo si giunge sull’asfalto all’altezza di un ristorante-pizzeria, dove si trova il Passo della Crocetta. Svoltando a destra su asfalto si raggiunge il paese di Tiglieto dopo circa 2 km di cammino; presso il paese ci sono alcuni esercizi commerciali ed è presente un punto di informazione turistico del Parco del Beigua, nei pressi della chiesa.

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VALLE CROCE – CAVATORE
(difficoltà E – lunghezza 2,23 km – tempo: 45 minuti)

531 C

Breve variante che consente di collegare il sentiero 531 (Acqui Terme – Tiglieto) al sentiero 537 (Acqui Terme – Cavatore) in modo da poter effettuare un percorso denominato “Anello delle Ginestre”, della lunghezza di km. 14,68, con partenza e arrivo ad Acqui (Zona Bagni). 
Per giungere al punto di partenza della variante 531 C occorre percorrere i primi 6,6  km. del sentiero 531, fino alla località Valle Croce, dove sulla destra si diparte la variante suddetta, che conduce al paese di Cavatore, dal quale si può nuovamente scendere alla città termale seguendo il sentiero 537.

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La variante 531C inizia in località Valle Croce, nei pressi della cascina omonima dove si diparte sulla destra ed incomincia a risalire il versante,  costeggiando un’abitazione e proseguendo in un bel querceto lungo una comoda carrareccia. Il percorso giunge in un’area prativa precedentemente coltivata a lavanda, la fiancheggia e con una breve rampa raggiunge la sommità del Monte Capriolo (m. 545).
Il sentiero prende a scendere seguendo la strada asfaltata, già in vista del paese di Cavatore; il percorso supera l’azienda Animal Walk, dove si praticano passeggiate con lama e alpaca e giunge sulla strada SP 210 in corrispondenza della piccola chiesetta di San Sebastiano.
Attraversata la provinciale, il percorso prosegue in leggera salita verso il paese di Cavatore e, attraverso le sue storiche vie, arriva al palazzo municipale, dove parte il sentiero 537 verso Acqui Terme.

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LA PESCA – CIMAFERLE
(difficoltà E – lunghezza 7,65 km – tempo: 3 ore)

segnavia - 532

Il sentiero parte dalla ex strada statale 334 del Sassello, in corrispondenza dell’area attrezzata posta nei pressi del ristorante ‘la Pesca’, in comune di Malvicinosuperata l’area si scende verso il torrente Erro e si attraversa il guado in cemento giungendo sulla riva destra, ove il percorso incomincia a salire.

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Si attraversa un bosco costituito in prevalenza da castagno (Castanea sativa), accompagnato da ciliegio selvatico (Prunus avium) e nocciolo (Corylus avellana); in primavera si possono ammirare abbondanti fioriture di erba trinità (Hepatica nobilis) e di primula (Primula vulgaris). Seguendo i segnavia bianco-rossi si attraversano un paio di piccoli rii e si giunge, salendo di quota, in un ambiente più aperto, ove la vegetazione risulta costituita da pino silvestre (Pinus sylvestris), roverella (Quercus pubescens), ginepro (Juniperus communis) e erica (Erica arborea). Continuando a salire si arriva in  una panoramica zona di calanchi, con abbondante presenza di ginestra (Spartium junceum) e forme prostrate di ginepri, roverelle e cerri; si sbuca sulla strada comunale,  dove bisogna svoltare a destra e si prosegue in un ambiente prativo, superando Case dell’Asinello; si giunge poi a un bivio nei pressi di una cabina dell’acquedotto e si svolta a destra, seguendo il sentiero sterrato che scende nel castagneto.

Si prosegue seguendo i segnavia all’interno dell’area boscata e scendendo lungo il versante si nota sulla destra un’ampia radura, dove si trova un’abitazione rurale in pietra in ottimo stato di conservazione che merita veramente una sosta. Ripreso il cammino, si svolta a destra al successivo bivio e poi dopo pochi metri si svolta a sinistra per aggirare e costeggiare l’area prativa antistante la cascina Pian Grà; superata la cascina, il sentiero rientra nuovamente nel bosco per scorrere alle pendici del Monte Rosso, dapprima immergendosi tra gli alti cespugli di erica arborea e poi nel fitto del bosco tra pini silvestri e roveri costeggiando un rio minore,  tributario del rio Monte Rosso; attraversato il corso d’acqua, si risale il versante fino ad arrivare al piccolo nucleo rurale di Sciogli, che conserva un piccolo forno in pietra molto caratteristico. Oltrepassata questa cascina, il percorso ricalca il crinale boscato, fino a giungere alla strada asfaltata; svolta a destra sulla provinciale 210 e  giunge, dopo circa 500 metri alla frazione di Cimaferle, dove si trova sulla destra l’indicazione per la locale Pro Loco, punto di arrivo dell’ itinerario.

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ANELLO DEI GORREI
(difficoltà E – lunghezza 11,12 km – tempo: 3 ore e 30)

segnavia - 533

Dopo aver superato l’abitato di Acqui Terme, si prosegue sulla SS 334 in direzione Sassello e poi sulla SP 210 in direzione Ponzone; si continua su questa provinciale fino alla frazione di Piancastagna, dove al km 21,700 circa si trova il Sacrario della Resistenza e in corrispondenza del quale si può parcheggiare l’auto.

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Piancastagna è tra i luoghi simbolo della Resistenza nell’Alessandrino: il Sacrario sorge intorno al sepolcro del comandante partigiano Domenico Lanza, fondatore del “gruppo celere autonomo Mingo” impegnato attivamente nella lotta per la Liberazione sui monti dell’ovadese e dell’acquese, fu una figura carismatica e cadde eroicamente in combattimento. All’interno dell’area monumentale, sono raccolte pregevoli formelle, opera di artisti locali, a ricordo dell’eroico capitano e dei combattenti della Resistenza di questi luoghi.

Il sentiero parte in corrispondenza della fontanella e delle bacheche informative, situate lungo la provinciale, prosegue su asfalto attraversando il centro abitato di Piancastagna, torna sulla provinciale e poco dopo svolta a destra su una stradina sterrata, che poi diventa sentiero.

In breve il sentiero si ricongiunge ad una ampia carrozzabile e svolta a destra lungo la Costa dei Viazzi procedendo in un piacevole ambiente aperto caratterizzato dalla presenza dell’erica (Erica arborea), del ginepro (Juniperus communis), della roverella (Quercus pubescens) e da caratteristiche rocce rosse, che creano a tratti un paesaggio dall’aspetto “lunare”.
Giunti all’altezza di uno slargo panoramico, si svolta a destra e si abbandona l’ampia carrozzabile per immettersi sulla vecchia strada dei Viazzi, che scende di quota verso il fondovalle.
Il fondo è sconnesso ed eroso dall’acqua e richiede un po’ di attenzione; in corrispondenza di uno spiazzo il tracciato incrocia nuovamente la nuova carrozzabile larga e agevole e si inoltra in un bel bosco misto di castagno (Castanea sativa) e conifere.
In breve tempo si raggiunge il rifugio forestale dei Viazzi, sempre aperto e dove si può pernottare all’occorrenza, con annessa area attrezzata.
Il percorso continua in leggera discesa fino a giungere al guado sull’incantevole Rio Miseria, oltre il quale incomincia la risalita verso le case di Mongorello; la salita offre bellissimi scorci panoramici sulle alture e sulle vallate al confine con la Liguria.
Oltrepassata una piccola fonte all’interno della pineta si giunge ad un bivio, dove bisogna tenere la destra; girando invece a sinistra si raggiunge in pochi minuti il rifugio forestale Gorello, nei cui pressi transita il sentiero 534 (anello di Cimaferle).
Dopo la svolta a destra si prosegue in dolce salita tra alti esemplari di castagno e di rovere (Quercus petraea) fino a giungere alle case del Villaggio Mongorello e al ricongiungimento con la strada asfaltata.
Si percorre un breve tratto su asfalto e si svolta a destra su un sentiero erboso, che prosegue sul crinale panoramico che scende poi verso la frazione Abbassi; si procede a mezzacosta tra cespugli di ginepro ed erica arborea, tra le piante di rovere e di castagno e dopo aver superato un impluvio si giunge sull’asfalto e si passa tra le case della frazione Abbassi.
Raggiunta la SP 210, si incrocia il sentiero 531 (Acqui Terme – Tiglieto), che per un tratto si sovrappone al 533; si gira a destra sulla provinciale che si lascia dopo 50 metri, svoltando a sinistra e imboccando strada Valle Verde.
Al termine della strada asfaltata si gira a destra nei pressi di alcune abitazioni e ci si inoltra in un bel bosco di castagni, superando la deviazione che porta al Bric dei Gorrei e proseguendo su una comoda carrozzabile caratterizzata da numerose conifere prostrate e da belle vedute panoramiche.
Si prosegue sulla cresta superando due piccole aree di sosta e giungendo ad un bivio, dove il sentiero 533 svolta a destra, mentre il 531 prosegue diritto in direzione del paese di Tiglieto.
Il sentiero 533 svolta a destra scendendo su carrozzabile verso la Cascina Tiole, rifugio forestale della Regione Piemonte con annessa area attrezzata; il percorso prosegue poi in discesa, superando una seconda area attrezzata e poco dopo svolta a sinistra su un sentiero che in breve riporta al paese di Piancastagna.

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ANELLO DI CIMAFERLE
(difficoltà E – lunghezza 8,12 km – tempo: 3 ore)

segnavia - 534

Dopo aver superato Acqui Terme, si prosegue sulla SS 334 in direzione Sassello e subito si prende la SP 210 in direzione Ponzone; si continua su questa provinciale fino alla frazione Cimaferle, dove al km 16,200 si trova un piazzale con le indicazioni per la Pro Loco dove si può parcheggiare l’auto.

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Dal piazzale si ritorna indietro sulla provinciale verso Ponzone per circa 200 metri, prendendo poi la stradina che si diparte sulla destra e corre parallela alla strada asfaltata; dopo aver attraversato un tratto boscato si costeggiano alcune abitazioni, fino a sbucare su una piccola strada asfaltata dove si gira a destra.

Percorsi pochi metri sull’asfalto si prende la strada sterrata a destra che entra in un bel bosco di castagno (Castanea sativa), rovere (Quercus petraea) e nocciolo (Corylus avellana), sbucando poi su asfalto nei pressi di alcune case; ritornati verso Cimaferle si attraversa la strada provinciale nei pressi della chiesa, imboccando il viottolo che si inoltra nei campi.
Giunti al termine della carrareccia, da dove si gode di un bel panorama sulle alture circostanti, si svolta decisamente a sinistra, attraversando una zona prativa punteggiata da molti esemplari di ginepro (Juniperus communis); qui la traccia del sentiero è poco evidente, comunque i frequenti segnavia bianco rossi aiutano a trovare  il percorso.
Si risale leggermente attraversando piccole radure alternate a boschetti di conifere e di querce giungendo poi su una carrozzabile inghiaiata che conduce alle Case Volte; qui si incontra un crocevia dove si svolta a destra su una comoda carrozzabile e al bivio seguente si tiene la strada a sinistra.
Al termine della strada si entra nel bosco, scendendo tra querce, pini e ginepri fino al fondovalle, dove si guada il Rio Bordanella, che si costeggia per un tratto per poi risalire nella pineta fino ad arrivare ad un bivio dove, svoltando a sinistra su una strada sterrata si arriva in pochi minuti al Rifugio Forestale Gorello, sapientemente ristrutturato dalla Regione Piemonte.
Si prosegue nel castagneto incontrando spazi aperti che offrono splendide vedute panoramiche e si incontra poi un tratto aspro e roccioso che porta poi a guadare nuovamente il Rio Bordanella; superato il corso d’acqua si risale nel bosco sulla carrareccia fino ad arrivare alle Case La Colla.
Si prende la carrozzabile che sale decisa, prima su ghiaia e poi su asfalto, finché ad un tornante si lascia la strada e si prende il sentiero a destra che entra nel bosco; sbucati in un’ampia radura si svolta a sinistra salendo tra i prati fino alla soprastante carrozzabile dove si gira a destra.
Percorsi pochi metri si lascia la strada transitando nei pressi di un affioramento calanchivo e sbucando nuovamente sulla strada asfaltata dove si gira a destra; attraversata la frazione di Cimaferle si giunge infine al piazzale della Pro Loco da dove era partito l’itinerario.

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ANELLO DEI PIANAZZI
(difficoltà EE – lunghezza 13,35 km – tempo: 6 ore)

segnavia - 535

Percorso ad anello piuttosto lungo che attraversa ambienti diversi, dal castagneto ai crinali rocciosi, dai prati alla pineta; per un tratto occorre risalire il corso del Rio del Capraro su rocce che, in condizioni meteo avverse, possono divenire scivolose e pertanto il sentiero è adatto a escursionisti dotati di una certa esperienza.

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Dopo aver superato Acqui Terme, si prosegue sulla SS 334 in direzione Sassello e subito si prende la SP 210 in direzione Ponzone; si continua su questa provinciale fino alla frazione Moretti, dove al km 23,500 si trova la fonte “Berbuia” e si può parcheggiare l’auto.
Dalla fonte Berbuia (m. 698) si ripercorre la strada in direzione Moretti e, dopo aver superato una stradina a destra dove si dirama il sentiero 536, si percorrono ancora alcuni metri sulla provinciale per poi svoltare a destra in prossimità di un’area giochi, seguendo le indicazioni per la borgata Pessina.
Si segue la piccola strada asfaltata per circa 1,2 km., fino a girare a destra, imboccando una carrozzabile inghiaiata che scende con ampi tornanti in un bel bosco di castagno (Castanea sativa); giunti ad un crocevia all’interno del castagneto si lascia la stradina e si prende il sentiero che prosegue sulla destra.
In breve si arriva a costeggiare il Rio Siriti e giunti sul fondovalle si guada il piccolo ruscello, passando sulla sponda destra e si prosegue in un ambiente incantevole caratterizzato dal nocciolo (Corylus avellana) e dall’ontano nero (Alnus glutinosa), apprezzando il silenzio rotto soltanto dal rumore dell’acqua.
Poco dopo si lascia il rio, girando a destra e, nei pressi della cascina Sodoni (Sedovì) si attraversa un tratto più aperto, giungendo poi ad una piccola frana che si supera senza difficoltà; da qui si prosegue a mezza costa per un lungo tratto, camminando ora nel bosco ora in aree più aperte e, superati alcuni impluvi si raggiunge, salendo leggermente di quota, un bel punto panoramico dove è opportuna una sosta.
Raggiunto un costone roccioso che offre una splendida veduta sul paesaggio circostante, si risale svoltando decisamente a destra e si transita nei pressi del Bric Alto delle Scarne, ove, tenendo sempre la destra, si percorre il crinale salendo tra le rocce fino a sbucare sull’ampio pianoro erboso della località Pianazzi (m. 772), caratterizzato dalla presenza del ginepro (Juniperus communis) e dove è presente l’omonima cascina abbandonata.
A questo punto del percorso c’è la possibilità, imboccando la carrareccia che segue il crinale, di rientrare verso Moretti attraverso una scorciatoia che riporta in un’ora al punto di partenza, evitando il tratto di risalita del Rio del Capraro.
Svoltando invece a sinistra si prosegue sul sentiero arrivando in pochi passi al bordo di un dirupo dove si svolta a destra scendendo su un aspro costone, seguendo i segnavia e gli ometti di pietra che indicano il percorso tra le rocce.
Oltrepassati i ruderi di un antico essiccatoio si costeggia un piccolo rio che dopo alcune svolte si oltrepassa, proseguendo nel bosco di rovere (Quercus petraea) e arrivando ad incrociare il Rio del Capraro, che qui segna il confine con la Liguria.
Si risale il letto del ruscello per circa 500 metri, ora su una riva, ora sull’altra, passando sulle rocce levigate dallo scorrere dell’acqua che in certe condizioni possono risultare scivolose; occorre pertanto prestare molta attenzione per evitare cadute.
Giunti ad una confluenza si prende a destra e dopo pochi metri si prende il sentiero che risale sulla sinistra, lasciando il corso d’acqua; si continua a salire, prima su sentiero e poi su un’ampia carrareccia, fino ad un bivio dove si incrocia il sentiero 536, che per un breve tratto si sovrappone al 535, e dove si prosegue diritto.
Poco dopo la carrozzabile entra in un’ampia pineta dove il sentiero 536 gira a sinistra e dove si trova il Rifugio Forestale dei Pianazzi e una piccola area attrezzata con una fontanella.
Percorsi ancora pochi metri sull’ampia carrozzabile si giunge alla strada sterrata che proviene dai Pianazzi e che costituisce la scorciatoia che consente di rientrare a Moretti, girando a sinistra.
Per concludere il nostro itinerario occorre invece attraversare la carrozzabile e proseguire in lieve discesa, incrociando quasi subito il sentiero 536 che si sovrappone, questa volta fino all’arrivo, al 535.
Il sentiero si inoltra in un bel castagneto e prosegue poi in un bosco di faggio (Fagus sylvatica), nella vallata del rio Roccabianca; si scende verso il fondovalle e, dopo aver oltrepassato due piccoli rii, si risale giungendo al piccolo pianoro dove sorgono le case di Pian Siriti.
Con una comoda strada inghiaiata si risale fino all’asfalto e subito dopo si svolta a sinistra scendendo verso il sottostante tornante; ripresa la stradina asfaltata si risale fino a sbucare sulla provinciale e, girando a sinistra, si ritorna in pochi passi alla Fonte Berbuia, da dove era partito l’itinerario.

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ANELLO DI BRIC BERTON
(difficoltà E – lunghezza 8,03 km – tempo: 2 ore e 30)

segnavia - 536

Percorso ad anello che si snoda nei boschi intorno all’altura del Bric Berton, al confine fra Piemonte e Liguria.

Dopo aver superato l’abitato di Acqui Terme, si prosegue sulla SS 334 in direzione Sassello e subito si prende la SP 210 in direzione Ponzone; si continua su questa provinciale fino alla frazione Moretti, dove al km 23,500 si trova la fonte “Berbuia”, ove si può parcheggiare l’auto.

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Dalla fonte Berbuia si ripercorre un breve tratto sulla provinciale in direzione Moretti e si svolta a destra scendendo verso la frazione Siriti; al termine della discesa, in corrispondenza del tornante, si lascia l’asfalto prendendo a destra e incominciando a salire lungo la vecchia strada sterrata dei Siriti tra piante di sorbo montano (Sorbus aria), rovere (Quercus petraea) e cespugli di ginepro (Juniperus communis).
Dopo aver superato l’incrocio con il sentiero 535, si continua a salire fino ad incrociare la strada provinciale; dopo averla attraversata il sentiero incomincia a scendere leggermente di quota su un bel versante boscato, dove predominano il pino silvestre (Pinus sylvestris) e l’erica (Erica arborea).
Lasciato sulla sinistra un rifugio forestale, si giunge in un bel punto panoramico, da dove si può godere di una bella veduta sulla valle del Sassello, sulla catena appenninica al confine con la Liguria e, nelle giornate limpide anche su un’ampia porzione dell’arco alpino.
Da questo punto panoramico bisogna svoltare subito a sinistra tra i cespugli di erica e proseguire a mezzacosta sul versante boscato fino a risalire nuovamente verso la provinciale; si oltrepassa la strada asfaltata per proseguire su sterrato scendendo verso l’impluvio di un piccolo rio che si supera passando su un ponticello in legno.
Il sentiero si inoltra in un’area boscata con il sottobosco dominato dal mirtillo (Vaccinium myrtillus) ed in breve si giunge all’area attrezzata dei Pianazzi, dove è presente un altro rifugio forestale e dove esiste una variante che consente di rientrare alla frazione Moretti in 45 minuti.
All’area attrezzata si gira a destra, proseguendo sul sentiero 536 finché si esce dal bosco e la vista si apre sulle vallate liguri e sui suoi versanti boscati, fino al Monte Beigua e al paese di Palo.
Si scende di quota fino a raggiungere un piccolo pianoro, dove bisogna svoltare a sinistra, proseguendo a mezzacosta;  dopo aver superato un piccolo impluvio, si risale il versante per raggiungere la linea di crinale molto panoramica.
Si prosegue sullo spartiacque per alcune centinaia di metri e dopo aver superato la strada sterrata dei Pianazzi, il sentiero si inoltra in un bosco di castagno (Castanea sativa) e faggio (Fagus sylvatica) nella vallata del rio Roccabianca; si incomincia la discesa verso il fondovalle e dopo aver oltrepassato due piccoli rii si risale verso le case di Pian Siriti.
Con una comoda strada inghiaiata si risale fino all’asfalto e subito dopo si svolta a sinistra scendendo verso il sottostante tornante; da qui in avanti si percorre il primo tratto del sentiero già effettuato all’andata e si risale in breve verso la Fonte Berbuia, da dove era partito l’itinerario.

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ACQUI TERME – CAVATORE
(difficoltà E – lunghezza 5,79 km – tempo: 2 ore)

segnavia - 537

Bel percorso panoramico che dalla cittadina termale sale al borgo di Cavatore, dal quale si può prendere la variante 531 C e ricollegarsi al sentiero 531, compiendo così un itinerario circolare denominato “Anello delle Ginestre”, della lunghezza di km. 14,68, con partenza e arrivo ad Acqui (Zona Bagni).

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Il percorso parte nella zona Bagni di Acqui Terme: provenendo dal centro storico e oltrepassato il ponte sul fiume Bormida, in corrispondenza di un “totem” turistico informativo, si trova sulla destra la stradina in discesa che conduce alla visita dei resti degli archi dell’antico Acquedotto Romano.
Questa zona umida della città di Acqui è stata saggiamente rivalutata con la creazione di un piacevole e ben curato percorso “naturalistico-archeologico”, pedonale e ciclabile, che si snoda per circa 2 km lungo la sponda destra del fiume Bormida.
Il primo tratto del sentiero 537 coincide dunque con tale percorso, per poi staccarsene 300 metri circa prima del suo termine, quando, con una secca svolta a sinistra risale verso la SP sovrastante, dove svolta a destra; dopo aver percorso un breve tratto su asfalto, il sentiero 537 svolta  a sinistra sulla ex strada Loreto (Via Bergamo), procede in salita fino ad una sbarra, dove termina l’asfalto e gira a sinistra.
Il sentiero risale il versante costeggiando la recinzione di una tenuta agricola, segue un passaggio piuttosto stretto e ben presto si sposta a destra per continuare la risalita in un prato, fino a giungere ad una carrozzabile sterrata; qui, svoltando a sinistra, il percorso costeggia la siepe di un’abitazione e giunge in località Bano.
Il percorso prosegue sulla costa panoramica, da dove, nelle giornate limpide si può godere di un bellissimo panorama sull’arco alpino dal gruppo del Monte Rosa al Monviso.
All’altezza di un incrocio, svoltando a sinistra c’è la possibilità di rientrare ad Acqui lungo la strada di Valle Orecchie, mentre il percorso 537 prosegue a destra in salita fino a giungere alla chiesa di San Bernardo.
Al successivo bivio il percorso tiene la destra e continua in lieve salita (orientamento sud) fino ad arrivare alle porte del paese di Cavatore; seguendo  la via storica del paese (Via Pettinatti), il percorso 537 giunge allo storico palazzo del Municipio. Cavatore è un piccolo e affascinante borgo medioevale, posto sulla collina tra la valle Erro e la Valle del Torrente Visone, con la sua torre, una delle più antiche della zona, risalente al 1100 ed eccezionale punto panoramico.
Dal municipio di Cavatore parte la variante 531 C che si riaggancia al sentiero 531 in località Case Valle, rendendo possibile il rientro ad Acqui con una via alternativa.

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DELLA TORRE (VISONE)
(difficoltà E – lunghezza 11,29 km – tempo: 3 ore)

segnavia - 541

Da Acqui Terme, si percorre la ex S.S.456 in direzione Cremolino – Ovada e al km 51+600 si trova il vivace paese di Visone, posto alla confluenza del torrente omonimo nel fiume Bormida.
Dalla torre partono sia il sentiero 541 che il 544, i quali procedono sovrapposti per un lungo tratto (circa 5 chilometri).

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Il percorso parte dal borgo antico di Visone, dove una volta sorgeva un antico castello del quale oggi rimane a testimonianza una torre medioevale datata al XIV secolo e un antico lavatoio, nato nel punto d’incontro tra due sorgenti d’acqua solforosa, una calda e una fredda.
Dalla Torre il percorso riprende Via Castello, ritornando sulla statale, gira a sinistra e ricalca un breve tratto della ex SS456 in direzione di Prasco fino all’altezza del cimitero e poi devia a destra, seguendo le indicazioni per il ristorante-pizzeria la Cappelletta; dopo aver superato il ponticello sul rio Visone, procede in salita sulla strada comunale, supera il passaggio a livello e prosegue  fino al punto di indicazione di svolta a destra per casa Piota, dove si immette su carrozzabile inghiaiata.
Il sentiero percorre a mezzacosta il versante boscato, seguendo la destra orografica del torrente Visone, poi con una secca svolta a sinistra abbandona la comoda carrozzabile sterrata ed incomincia a risalire in maniera più decisa il versante, seguendo un’esile traccia tra la vegetazione invadente. Dal crinale si  apprezza un’ampia veduta panoramica che si apre verso nord-ovest con in primo piano i paesi di Cavatore e Grognardo e in lontananza Ponzone e Acqui Terme ed ancora, nelle giornate limpide, l’arco alpino.
Percorrendo questo sentiero nei mesi di maggio e giugno si rimane affascinati dalla fioritura accecante delle ginestre (Spartium junceum) e dal profumo emanato da esse e dal ligustro (Ligustrum vulgaris)  in fiore.
Il sentiero scende leggermente, raggiunge la strada comunale e dopo pochi metri svolta a sinistra per riprendere a salire di quota ed arrivare sulla cima del Monte Menno (405 m.), dolce rilievo dell’Acquese, ove è stata posta una grande croce moderna, dal quale si gode di uno splendido panorama sul territorio circostante.
Il percorso continua scendendo a piccoli tornanti lungo il versante sud del rilievo interamente ricoperto dalle ginestre per arrivare alla piccola frazione di Santa Croce, ove si trova la Cappelletta di N.S. della Salute, dedicata a Monsignor Pietrino Principe, originario di questi luoghi.
Il percorso 541  a questo punto compie un anello escursionistico intorno al bacino del piccolo rio Tassere, tributario minore del torrente Caramagna e quindi della Bormida.
Scendendo su asfalto, il percorso passa tra le abitazioni della frazione Olive, continua a scendere verso il fondovalle per poi procedere lungo il corso del piccolo rio. Dopo averlo guadato, il sentiero arriva al bivio dove il sentiero 544 svolta a sinistra mentre il sentiero 541 prende a destra e incomincia una graduale risalita all’interno di un fresco bosco di castagno (Castanea sativa) e carpino nero (Ostrya carpinifolia).
Dopo un brevissimo tratto di asfalto, il sentiero rientra nel bosco, ora costituito in prevalenza da querce ed in breve raggiunge la frazione Foresti, dove svolta a destra, immettendosi sulla strada comunale.
Proseguendo su asfalto, il percorso rientra in breve alla  Cappelletta della frazione Santa Croce, chiudendo così il piccolo circuito ad anello.
Dalla chiesetta il percorso ricalca in senso opposto il tratto iniziale e rientra al paese di Visone.

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VIA DEL MONTE ROTONDO
(difficoltà EE – lunghezza 3,82 km – tempo: 1 ora e 30)

segnavia - 554

Da Molare si percorre la SP 205 fino al km 1+ 500,  in direzione Cassinelle-Olbicella, quindi al successivo incrocio si svolta a sinistra per San Luca – Olbicella, proseguendo sulla SP 207 fino al km 13 + 500, dove si parcheggia nel piazzale della frazione di Olbicella.

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Olbicella è la più remota tra le frazioni di Molare e sorge fra due alture: il Monte Poggio a Nord e il Monte Rotondo a Sud; è un piccolo borgo con la sua chiesetta dedicata a San Lorenzo e una dinamica Pro Loco che si occupa di valorizzare il territorio.

Per arrivare all’inizio del sentiero è necessario partire dal piazzale (370 m.), dove è presente una bacheca informativa relativa ai percorsi escursionistici della zona e continuare a seguire la provinciale per circa un chilometro, fino a giungere in località Palazzo; il sentiero 554 si diparte sulla destra, seguendo una carrozzabile in direzione Andreina.
La stradina sale nel bosco di castagno (Castanea sativa) e rovere (Quercus petrae) fino a giungere nei pressi della Cascina Andreina (415 m.), posta in posizione soleggiata e ben ristrutturata; il percorso prende il sentiero tra la vegetazione sulla destra della casa rurale e risale il versante fra tratti boscati ed altri più aperti.
Il sentiero diventa man mano più ripido e con fondo sconnesso, fino ad arrivare allo spartiacque in località Sella Brinera (550 m.), dalla quale si gode di una bella veduta sul territorio circostante; il cammino svolta bruscamente a destra seguendo il crinale in un ambiente brullo e selvaggio che conduce alla “Fossa del Lupo”, una piccola depressione tra i calanchi.
Il percorso tocca poi la località denominata Rocche del Paradiso e raggiunge, con una breve deviazione, la sommità del Monte Rotondo (704 m.), dalla quale si apprezza una splendida veduta su Olbicella e la Valle Orba; ritornato sul sentiero il percorso prosegue con lievi saliscendi tra radure e boschetti.
Dopo un’ultima salita il percorso sbuca su una stradina campestre dove gira a destra, raggiungendo in breve la località Bric (685 m.) dove si trova una casa rurale e dove incrocia i sentieri 558 e 531; seguendo quest’ultimo il cammino ritorna a Olbicella, chiudendo così un percorso ad anello di circa 7,5 chilometri.

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PERCORSO DELLE CASCINE (OLBICELLA – SAN LUCA)
(difficoltà E – lunghezza 7,08 km – tempo: 2 ore e 30)

segnavia - 556

Da Molare si percorre la SP 205 fino al km 1+ 500,  in direzione Cassinelle-Olbicella, quindi al successivo incrocio si svolta a sinistra per San Luca – Olbicella, proseguendo sulla SP 207 fino al km 13 + 500, dove si parcheggia nel piazzale della frazione di Olbicella.

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Olbicella è la più remota tra le frazioni di Molare e sorge fra due alture: il Monte Poggio a sud e e il Monte Rotondo a nord; è un piccolo borgo con la sua chiesetta dedicata a San Lorenzo e il vecchio albergo-trattoria di Talin, oggi in ristrutturazione.
Il sentiero 556 ricalca un antico percorso utilizzato dagli abitanti del posto per raggiungere la frazione di San Luca e gli antichi cascinali disseminati sui versanti oggi boscati, un tempo coltivati a vite e granoturco.

Il percorso parte dal piazzale (370 m.) situato poco prima della chiesa e vicino alla sede della dinamica Pro Loco, dove è presente una bacheca informativa relativa ai percorsi escursionistici della zona. Il percorso ritorna indietro lungo la provinciale per 150 metri, all’altezza del vecchio mulino (costruzione di valore storico che è un po’ il simbolo del paese), abbandona l’asfalto e svolta a sinistra per inoltrarsi nel bosco, costeggiando il rio Sambuco e dopo aver guadato il rio Battaglia, risale dolcemente il versante, fino a giungere ad una ampia mulattiera, ove prosegue svoltando a destra; in tale punto si trova sulla sinistra l’aggancio al sentiero 558-anello di Olbicella.
Lungo la mulattiera si aprono delle bellissime vedute panoramiche sulla valle del torrente Orba e sui rilievi circostanti, che meritano una sosta ed in breve il sentiero arriva alla Cascina Suriazza (letteralmente: “assolata”), dove svolta bruscamente a sinistra per scendere lungo il versante boscato e giungere sulla carrozzabile all’altezza della cascina Scapina, nota per la produzione di deliziose varietà di miele artigianale.
Dopo aver percorso pochi metri su una comoda carrozzabile, il percorso svolta a sinistra e si immerge nel bosco, proseguendo a mezzacosta lungo il versante in alcuni tratti roccioso, per arrivare al guado sul rio dei Ferrai, immerso in un sottobosco dominato dalle felci.
Questo bellissimo sottobosco caratterizza tutto il fondovalle attraversato da tanti rii che vanno ad alimentare il torrente Orba e che caratterizzano questa parte del territorio; il sentiero giunge al rio Creuz e lo attraversa diverse volte, in un ambiente incantevole, dove il silenzio è rotto soltanto dallo scorrere delle acque e dove è possibile osservare gli antichi terrazzamenti in pietra, testimonianza del duro lavoro che in passato gli abitanti delle cascine erano obbligati a fare per la coltivazione del granoturco.
Dopo una serie di guadi (attenzione nei periodi di forti piogge), il sentiero risale il versante e giunge a Casa Baracca, svolta a sinistra e si immette su una comoda carrozzabile che porta in breve alla bella Cascina Garroni, sapientemente ristrutturata.
Il percorso prosegue in salita un ambiente più asciutto con querce, ginepri ed erica arborea (Erica arborea) e per un breve tratto si sovrappone al sentiero 558 fino a superare la Casa Bruciata e per poi abbandonarlo un po’ più in alto e procedere diritto su un fondo solcato ed eroso dalla pioggia. Dopo aver superato il bivio per Cà Franchino, il sentiero procede diritto in discesa verso il fondovalle, dove scorre il rio Meri.
Dopo aver superato il bivio con la deviazione che porta a Casa Arniazzi, il sentiero scende ripidamente immerso in un castagneto, su un fondo profondamente eroso e finalmente arriva al rio Meri, piccola oasi di frescura ed ambiente incontaminato.
Dopo aver costeggiato il corso d’acqua per alcuni metri, il sentiero attraversa il rio, che risulta particolarmente ricco d’acqua dopo i periodi di pioggia, rendendo il transito più difficoltoso.
Dopo il guado, il sentiero risale lungo il versante sempre all’interno di un castagneto per giungere su una comoda carrozzabile, dove svolta a sinistra per dirigersi verso Casa Rotta e arrivare dopo poco alla piccola frazione di San Luca (494 m.), caratterizzata dalla omonima chiesetta e dalla sua attiva Pro Loco.

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ANELLO DI OLBICELLA
(difficoltà E – lunghezza 12,00 km – tempo: 5 ore)

558

Da Molare si percorre la SP 205 fino al km 1+ 500,  in direzione Cassinelle-Olbicella, quindi al successivo incrocio si svolta a sinistra per San Luca – Olbicella, proseguendo sulla SP 207 fino al km 13 + 500, dove si parcheggia nel piazzale della frazione di Olbicella.

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Olbicella è la più remota tra le frazioni di Molare e sorge fra due alture: il Monte Poggio a Nord e il Monte Rotondo a Sud; è un piccolo borgo con la sua chiesetta dedicata a San Lorenzo e il vecchio albergo-trattoria di Talin, oggi in ristrutturazione.

Il percorso parte dal piazzale (370 m) situato vicino alla sede della dinamica Pro Loco, dove è presente una bacheca informativa relativa ai percorsi escursionistici della zona.
L’itinerario segue la provinciale per un breve tratto, supera la chiesa e svolta a destra sulla strada comunale in direzione Tiole, ricalcando il tracciato del sentiero 531 e iniziando una lunga salita dapprima su asfalto e poi su strada inghiaiata; dopo un paio di tornanti il cammino giunge al bivio di Pallareia, dove tiene la sinistra (qui inizia il percorso ad anello)
Il percorso prosegue in salita tra aree boscate e spazi aperti, transita nei pressi della Cascina Bric e giunge infine su un bel crinale panoramico (776 m.), ove svolta decisamente a destra, abbandonando la sovrapposizione con il sentiero 531 (da questo punto nelle giornate limpide si può ammirare tutto il territorio circostante arrivando fino all’arco alpino).
Il sentiero transita alle pendici del Monte Fonegrone e poi del Monte Poggio, i principali rilievi della zona, e scende su una mulattiera dal fondo molto dissestato verso la selvaggia località di Pian dei Persi; il cammino prosegue in discesa in un bel bosco caratterizzato dalla presenza del ciavardello (Sorbus torminalis) e del castagno (Castanea sativa) fino ad incrociare una carrareccia dove svolta a destra e si sovrappone al sentiero 556.
Il percorso scende alla Casa Bruciata (476 m.) dove svolta a destra proseguendo su una carrozzabile inghiaiata fino alla cascina Garroni, ove svolta nuovamente a destra terminando la sovrapposizione con il sentiero 556; il cammino supera un’area brulla e riarsa giungendo poi nei pressi delle sorgenti del rio Creuz.
Il sentiero supera le cascine Alberghin e Frei, poi incontra un bivio dove tenendo la destra e passando in prossimità della Cascina Nespolo, giunge al bivio Suriazza (dove transita anche il sentiero 556); di qui, svoltando decisamente a destra, il percorso costeggia una lunga fila di svettanti pini e giunge in località Cascina, dove prende il sentiero sulla destra, lasciando a sinistra la variante 558A che consente di abbreviare il ritorno ad Olbicella.
Superato un tratto invaso dalla vegetazione il percorso passa accanto alla Cà di Mella, arrivando alla cascina Palareia, dove prende la carrozzabile inghiaiata che riporta al crocevia omonimo, dove si chiude il percorso ad anello; al bivio si prende la strada di sinistra, seguendo il percorso già fatto all’andata e rientrando al piccolo paese di Olbicella.

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ANELLO DI SAN LUCA
(difficoltà E – lunghezza 11,01 km – tempo: 3 ore e 30)

segnavia - 559

Da Molare si percorre la SP 205 fino al km 1+ 500,  in direzione Cassinelle-Olbicella, quindi al successivo incrocio si svolta a sinistra per San Luca – Olbicella, si prosegue sulla SP 207 e all’altezza del km 5 + 800 si prende sulla destra la strada comunale che conduce in 2 km alla frazione di San Luca, dove si parcheggia nei pressi della chiesa e delle Pro Loco.

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San Luca, piccola frazione di Molare, è posta a circa 500 m. s.l.m., immersa nel verde dell’Alta Valle Orba, al confine con la regione Liguria e il suo fulcro è rappresentato dall’antica chiesetta, intorno alla quale sono sorte negli anni una serie di case e cascinali sparsi; nel piccolo centro è localizzata un’attiva Pro Loco (approfondimenti storici su questa antica frazione si possono trovare su  www.molare.net/valle_orba/valle_orba_san_luca.html ).

Dalla sede della Pro Loco il percorso imbocca la comoda carrozzabile sterrata che porta a località Città e, mantenendo la destra, oltrepassa la proprietà di case Ruta e svolta ancora a destra per immettersi su un sentiero, che incomincia a risalire leggermente all’interno di un bosco di pino marittimo (Pinus pinaster) associato al sorbo montano (Sorbus aria) e all’orniello (Fraxinus ornus) e caratterizzato da un ricco sottobosco di erica (Erica arborea). Dopo aver superato un piccolo impluvio, il sentiero prosegue sul nuovo versante, finché raggiunge il crinale e poi continua verso nord per portarsi alle pendici del Monte Ratto (m. 685), la cima più elevata del territorio comunale di Molare.
Procedendo in leggera discesa, il percorso si aggancia ad una comoda mulattiera e, svoltando a destra, prosegue verso le prime abitazioni di Case Cappelletta, dove incrocia la strada comunale. Il percorso segue un breve tratto asfaltato caratterizzato dalla presenza di un affioramento roccioso a carattere fossilifero e dalla vista panoramica sul paese di Cassinelle e dopo 200 m. circa, abbandona la strada comunale per  svoltare a destra ed incominciare a scendere nuovamente lungo il versante boscato.
Raggiunto il fondovalle, il percorso supera un impluvio grazie ad una passerella in legno, giunge in località Bancarelle, ove sorgono i ruderi dell’omonima cascina, luogo caratterizzato da un fitto bosco umido, e poi incomincia a risalire attraversando una luminosa pineta.
Giunto ad un incrocio con una carrozzabile inghiaiata, il percorso svolta a sinistra e prosegue in un piacevole ambiente posto su un piccolo crinale boscato tra due impluvi minori, fino a transitare nei pressi del cimitero di San Luca (in questo punto è possibile rientrare alla frazione, dimezzando il percorso).
L’itinerario incomincia a scendere di quota, ricalcando dapprima la carrozzabile sterrata e poi un sentiero dal fondo sconnesso a causa dell’erosione della pioggia, fino ad arrivare al nucleo abitato di Case dello Zoppo; il sentiero costeggia le abitazioni e, tenendo la sinistra, transita nei pressi di un maestoso esemplare di olmo campestre (Ulmus minor), scende lungo il versante, immerso tra i cespugli di erica, fino ad incrociare la strada comunale in corrispondenza della  casa Miralago.
Dopo un breve tratto di asfalto, il percorso continua a seguire la carrozzabile sterrata che scende verso località Cascinette ed infine giunge sul fondovalle in corrispondenza di una locale in fase di ristrutturazione. Il sentiero giunge quindi sulle sponde del lago di Ortiglieto e continua sulla strada provinciale 209 che sovrasta il lago, supera il ponticello in corrispondenza di un cippo dedicato ai partigiani caduti durante la Seconda Guerra Mondiale e, all’altezza del km 9 svolta a destra abbandonando l’asfalto in corrispondenza del tornante.
Il sentiero risale deciso sul versante e si immerge nel bosco di castagno (Castanea sativa), che in passato rappresentava una risorsa molto importante per gli abitanti del posto, oggi, non più gestito, evolve naturalmente.
Il percorso giunge in località Pineta, dove il fondo diventa inghiaiato, costeggia Case Rotte e ritorna in località Città, chiudendo l’itinerario ad anello nei pressi della chiesa di San Luca.

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ANELLO DI BANDITA
(difficoltà E – lunghezza 18,72 km – tempo: 6 ore)

segnavia - 561

Da Molare si percorre la SP 205 fino a Cassinelle; dal capoluogo si seguono le indicazioni per la frazione Bandita, dove si parcheggia nel piazzale davanti al cimitero.
Bandita è la principale frazione di Cassinelle e sorge sulle boscose colline dell’Alto Monferrato, tra Acqui e Ovada.

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Il percorso parte dal piazzale del cimitero (525 m.), prende a sinistra in direzione di Borgo Mazzacani, seguendo l’asfalto per circa un chilometro e dopo una deviazione sulla destra, che attraversa un boschetto e un’area prativa, ritorna sulla strada asfaltata e prosegue sulla strada vicinale che ben presto diviene inghiaiata, sovrapponendosi al sentiero 559 (Anello di San Luca).
Superati un tornante e due abitazioni il cammino giunge ad un trivio dove lascia la carrareccia e svolta a sinistra prendendo la mulattiera dal fondo roccioso che risale le pendici del Monte Ratto.
Aggirata l’altura, il percorso prosegue su strada boschiva in leggera discesa e, dopo circa dieci minuti di cammino svolta repentinamente a sinistra sul sentiero che scende fino a raggiungere una carrozzabile inghiaiata; in breve il percorso svolta a destra, transitando nei pressi di San Luca, frazione di Molare, dove si sovrappone anche al sentiero 556 (Olbicella – San Luca) e dopo un breve tratto sulla carrozzabile, svolta a destra lasciando il tracciato del sentiero 559 ed accompagnandosi al 556 si inoltra nel bosco.
Il sentiero scende di quota fino a giungere al fondovalle dove, in un ambiente incantevole, scorre il Rio Meri (353 m.); superato il corso d’acqua (attenzione ai periodi di pioggia) il percorso inizia la salita del versante, fino ad arrivare nei pressi dei ruderi della cascina Franchino ove, svoltando a destra è possibile prendere una deviazione che consente un rientro più breve a Bandita.
Il cammino prosegue diritto e poco dopo arriva ad un bivio dove tiene la destra, lasciando il tracciato del sentiero 556 e iniziando a sovrapporsi al sentiero 558, dal quale si apprezzano bellissime vedute panoramiche sul territorio circostante; il percorso scende poi su una mulattiera dal fondo dissestato verso la selvaggia località di Pian dei Persi, risalendo poi alle pendici del Poggio.
L’itinerario prosegue sulla panoramica carrareccia che si snoda sul crinale, transitando nei pressi del Monte Fonegrone (791 m.) e arrivando poco dopo ad un bivio dove prosegue diritto, lasciando il sentiero 558 e iniziando la sovrapposizione con il sentiero 531.
Il cammino continua sul crinale giungendo al bivio che conduce alla Cascina Tiole, dove tiene la destra, congiungendosi al sentiero 533 e prosegue tra boschetti e spazi aperti fino a svoltare bruscamente a destra, lasciando la carrareccia e prendendo il sentiero tra la vegetazione, abbandonando i sentieri 531 e 533.
A questo punto il cammino si snoda a mezza costa intorno al Bric dei Gorrei e offre punti panoramici sul selvaggio territorio circostante e, dopo l’attraversamento di una piccola zona prativa, incontra i ruderi di uno dei vecchi limiti della riserva di caccia che ha originato il nome stesso della località (Bandita).
Successivamente il cammino entra in un bel castagneto nella zona denominata La Sberzulera; giunto su una carrareccia il percorso gira a sinistra e poco dopo guada nuovamente il Rio Meri, svoltando poi a destra.
Superata una stradina asfaltata il cammino scende nel bosco fino ad prendere a destra su asfalto per circa un chilometro; il cammino prende poi la traccia tra la vegetazione sulla destra, supera la passerella sul rio e risale fino alla strada asfaltata dove gira a sinistra, giungendo infine alla frazione Bandita, dove era partito il lungo itinerario.

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CARTOSIO – PONZONE
(difficoltà E – lunghezza 6,75 km – tempo: 2 ore)

segnavia - 569

Bel percorso che unisce i paesi di Cartosio e Ponzone, entrambi inseriti nel Biodistretto Suol d’Aleramo, attraversando aree coltivate e boschi e offrendo splendidi scorci panoramici sul territorio circostante.

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Cartosio è un paese affacciato sulla valle del torrente Erro, caratterizzato dalla presenza, nel concentrico, della chiesa parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo e della imponente torre medievale, risalente al XIII secolo, che domina la piazza intitolata a Umberto Terracini, il presidente dell’Assemblea Costituente, sepolto nel locale cimitero. Nelle borgate circostanti sono presenti 7 chiesette campestri, alcune delle quali risalenti al 1600.
L’Amministrazione Comunale organizza numerose manifestazioni nel corso dell’anno al fine di promuovere il territorio e i suoi prodotti tipici, alcuni dei quali con certificazione biologica (vini, miele, robiole, zafferano, carni provenienti da bovini di razza Piemontese e tra i salumi, la “baccanhalia”, un salame alla nocciola).
Ponzone è un borgo posto in posizione dominante, scelto da molti turisti come luogo di villeggiatura per l’aria salubre e la tranquillità; in paese sono da visitare la Chiesa Parrocchiale di San Michele del 1627 con opere del Moncalvo ed un prestigioso organo Lingiardi del 1887 e l’Oratorio della Compagnia del Santo Suffragio, una sorta di museo sacro che contiene varie opere d’arte fra cui il gruppo ligneo “Visione di San Giovanni Evangelista a Patmos” o “Visione dell’Apocalisse”, dello scultore genovese Anton Maria Maragliano (per prenotare visite contattare il Comune di Ponzone allo 0144/78103 in orario d’ufficio).
Dalla piazza di Ponzone si può apprezzare una splendida veduta panoramica, anni fa definita dal Touring Club come la seconda più bella d’Italia dopo quella sul Gran Sasso.

Un tratto del sentiero 569, insieme al 569a e ad un tratto del 570 costituiscono un itinerario ad anello denominato “Antichi itinerari a Cartosio, tra borghi, natura e chiese campestri” che parte dal capoluogo, raggiunge la frazione Saquana e il Santuario Nostra Signora della Pieve nel comune di Ponzone e ritorna infine a Cartosio, con una lunghezza totale di  8,5 chilometri.

Da Acqui Terme si percorre la ex SS334 del Sassello fino a trovare sulla sinistra la deviazione per il paese di Cartosio; giunti sulla piazza del paese si parcheggia l’auto nei pressi della torre medievale.

Il percorso parte dalla Torre, in Piazza Terracini (230 m s.l.m.), visitabile fino alla sua sommità (per le chiavi di accesso rivolgersi al Bar Nazionale ai piedi del monumento), transita davanti all’area mercatale coperta e prende a sinistra in direzione di Ponzone, giungendo in breve alla chiesetta dell’Ascensione di Gesù (citata dal Casalis in un documento del 1836); al bivio seguente il cammino tiene la sinistra (a destra si trova invece il sentiero 570) e segue l’asfalto, che procede tra i campi coltivati.
Il cammino giunge nei pressi di una spettacolare quercia secolare (Quercus robur) e, dopo un breve tratto lascia la strada asfaltata e prende la stradina campestre sulla sinistra che si snoda tra prati e boschetti; il percorso attraversa la strada asfaltata e prende la mulattiera che si inoltra tra ginestre (Spartium junceum) e altri arbusti che stanno riconquistando gli spazi non più coltivati.
Il sentiero si addentra nel bosco di rovere (Quercus petraea), roverella (Quercus pubescens) e castagno (Castanea sativa), supera il guado sul Rio della Madonna e risale il versante con diversi tornanti costituiti da calanchi fino a transitare nei pressi dei ruderi in pietra di una cascina; il cammino prosegue in piano e giunge in breve al Santuario di Nostra Signora della Pieve di Ponzone (391 m. s.l.m.), edificato secondo la tradizione nell’anno 1000, nel luogo ove la Madonna comparve ad una pastorella sordomuta. L’edificio, rimaneggiato e praticamente rifatto nel 1694, custodisce al suo interno la statua rinascimentale della Madonna gravida. La volta ed il catino absidale sono decorati da affreschi del 1859 (figure e ornati di Tomaso Ivaldi detto “il Muto” di Toleto). Nella chiesa si conserva anche uno splendido reliquiario d’argento dell’orefice Bernardino Badino di Asti. Il portale in pietra è opera dello scultore G.B. Solare.

Il luogo è veramente meraviglioso, contraddistinto dal Santuario, da un parco di grandi tigli e dalle cappelle della Via Crucis disposte sul pendio in maniera coreografica, quasi a creare un anfiteatro che incanta chi giunge sul posto.
Nei pressi del luogo di culto si trova il bivio con il sentiero 569A che collega il Santuario alla frazione Saquana nel comune di Cartosio.
Lasciato il Santuario, il cammino segue la strada asfaltata per un breve tratto e poi gira a sinistra sulla carrareccia che scende tra campi e filari alberati fino a guadare nuovamente il Rio della Madonna; dal fondovalle il sentiero si inerpica sul versante boscato fino ad arrivare ad una bella abitazione in pietra, sede del B&B “La Civetta”.
Il percorso segue i tornanti della stradina inghiaiata che risale fino a giungere sulla strada asfaltata, dove prende a destra; dopo un breve tratto il cammino svolta a sinistra sulla strada inghiaiata, costeggiando alcune abitazioni e prende poi il sentiero a destra che sale tra gli alberi. Nei mesi primaverili ed estivi il paesaggio è arricchito dallo splendido spettacolo delle ginestre (Spartium junceum) e orchidee selvatiche in fiore.
Il percorso arriva alle prime case di Ponzone e in breve giunge alla piazza del paese (629 m. s.l.m.), dalla quale, nelle giornate limpide, si gode di uno straordinario panorama sul territorio circostante e su parte dell’arco alpino, con la splendida vetta del Monviso che si erge maestosa.

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CARTOSIO – SAQUANA
(difficoltà E – lunghezza 2,98 km – tempo: 1 ora)

segnavia - 570

Cartosio è un paese affacciato sulla valle del torrente Erro, caratterizzato dalla presenza, nel concentrico, della chiesa parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo e della imponente torre medievale, risalente al XIII secolo, che domina la piazza intitolata a Umberto Terracini, il presidente dell’Assemblea Costituente, sepolto nel locale cimitero. Nelle borgate circostanti sono presenti 7 chiesette campestri, alcune delle quali risalenti al 1600.

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L’Amministrazione Comunale organizza numerose manifestazioni nel corso dell’anno al fine di promuovere il territorio e i suoi prodotti tipici, alcuni dei quali con certificazione biologica (vini, miele, robiole, zafferano, carni provenienti da bovini di razza Piemontese e tra i salumi, la “baccanhalia”, un salame alla nocciola).

Il sentiero 570, insieme al 569 e al 569A è stato inserito nel progetto finanziato dal Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 (Misura 7 – Operazione 7.5.1) denominato
“Itinerario delle chiese campestri e dei calanchi in Valle Bormida di Spigno ed Erro: gran tour dal territorio Unesco “Paesaggi vitivinicoli del Piemonte” all’Alta Via dei Monti Liguri”
Il tratto del sentiero 570 da Cartosio a Saquana, insieme al 569 e al 569A costituisce un itinerario ad anello denominato “Antichi itinerari a Cartosio, tra borghi, natura e chiese campestri” che parte dal capoluogo, raggiunge la frazione Saquana e il Santuario Nostra Signora della Pieve nel comune di Ponzone e ritorna infine a Cartosio, con una lunghezza totale di  8,5 chilometri.

Da Acqui Terme si percorre la ex SS 334 del Sassello fino a trovare sulla sinistra la deviazione per il paese di Cartosio; giunti sulla piazza del paese si parcheggia l’auto nei pressi della torre medievale.

Il percorso parte da Piazza Terracini (230 m. s.l.m.), dove si erge la torre medievale, visitabile fino alla sua sommità (per le chiavi di accesso rivolgersi al Bar Nazionale ai piedi del monumento), transita davanti all’area mercatale coperta e prende a sinistra in direzione di Ponzone, giungendo in breve alla chiesetta dell’Ascensione di Gesù (citata dal Casalis in un documento del 1836); al bivio seguente il cammino tiene la destra (a sinistra si trova invece il sentiero 569) e segue l’asfalto fino ad arrivare al monumento “Elica”, posto nel luogo in cui nel 1940 precipitò un aereo militare che trasportava alcuni ufficiali italiani che si stavano recando in Francia per trattare la pace con il Paese transalpino. I Caduti erano alti ufficiali dell’esercito della Commissione Italiana per l’Armistizio (siglato a Roma il 24 giugno 1940) capeggiati dal generale Pietro Pintor che figura tra i Caduti.
L’itinerario supera la località Castagnole e giunge alla chiesetta campestre della Madonna del Pallareto (308 m s.l.m.), antico luogo di culto mariano, già citata in un documento del 1683, caratterizzata dalla semplice facciata a capanna, conserva oltre a pregevoli arredi lignei uno dei più antichi ex-voto dipinti nella zona. Dalla collina di Pallareto si può apprezzare una bella veduta sulla valle del Torrente Erro.

Nei pressi della chiesetta il percorso svolta a sinistra salendo tra i vigneti prima su asfalto e poi su sterrato, seguendo il crinale che ad un certo punto si fa pianeggiante, si addentra nel bosco di rovere (Quercus petraea), roverella (Quercus pubescens) e castagno (Castanea sativa); sono inoltre presenti l’orniello (Fraxinus ornus), la robinia (Robinia pseudoacacia), il ciliegio selvatico (Prunus avium), il pero selvatico (Pyrus communis), l’acero opalo (Acer opalus), l’ontano (Alnus glutinosa ), il nespolo (Mespilus germanica) e arriva in una radura dalla quale si ha una vista panoramica sul borgo di Cartosio e sul territorio circostante.
Le specie arbustive e le rampicanti presenti lungo il percorso sono la lantana (Viburnum lantana), il sanguinello (Cornus sanguineus), la colutea (Colutea arborescens), il caprifoglio (Lonicera periclymenum), la vitalba (Clematis vitalba), l’’edera (Hedera helix), il luppolo (Humulus lupulus), l’erica arborea (Erica arborea), il cisto femmina (Cistus salviifolius).
Dal punto di vista floristico si possono osservare la Polmonaria (Pulmonaria officinalis), la Cinoglossa vellutina (Cynoglossum offinalis), l’Epatica (Hepatica nobilis), la Pervinca (Vinca major), la Chelidonia (Chelidonium majus), il Geranio (Geranium molle), il Vincetossico (Vincetoxicum hirundinaria), la Campanula falso raponzolo (Campanula rapuncoloides), l’ Asfodelo (Asphodelus macrocarpus), l’Alliaria (Alliaria petiolata), la consolida maggiore (Symphytum officinale).
Nei mesi primaverili ed estivi il paesaggio è arricchito dallo splendido spettacolo delle ginestre (Spartium junceum) e orchidee selvatiche in fiore  fra cui spiccano il pan di cuculo e l’orchidea sambucina (Anacamptis morio, Dactylorhiza sambucina).
Questa meraviglia visiva unita al profumo intenso conducono il visitatore in un percorso sensoriale unico. Il sentiero scende poi sulla strada asfaltata, dove svolta a destra.

Dopo un breve tratto in discesa su asfalto, il percorso svolta a sinistra su strada sterrata, supera il guado sul Rio della Madonna e risale verso la frazione Saquana (267 m. s.l.m.), dove si trova la chiesetta dedicata a S. Bernardo (1636), nei cui pressi parte il sentiero 569A.
La chiesetta di S. Bernardo, dedicata in origine anche a San Defendente, custodisce al suo interno interessanti elementi pittorici databili a cavallo dei Secc. XVII-XVIII: sono perfettamente visibili alcune pitture tra cui un ex-voto costituito dalla figura di un giovane di un certo lignaggio vestito con abiti secenteschi, assorto in preghiera, probabilmente il committente del dipinto, oltre ad alcune volute a motivo vegetale di epoca settecentesca. Documenti ufficiali aventi ad oggetto la Chiesa, scoperti grazie a ricerche d’archivio, il più antico dei quali è datato 1644, testimoniano la fede della comunità per questo luogo.
Il sentiero 570 prosegue su asfalto addentrandosi nel borgo fra le abitazioni e le antiche cascine in pietra con stalla e fienile, memoria tangibile di un passato agricolo e pastorale.

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DELLE CHIESE CAMPESTRI
(difficoltà E – lunghezza 21,54 km – tempo: 6 ore)

segnavia - 571

Itinerario lungo, eventualmente frazionabile tramite la variante 571A, che tocca diverse chiese campestri e offre numerose vedute panoramiche.

Da Acqui Terme si percorre la ex strada statale 30 della Val Bormida fino a trovare le indicazioni per Ponti; giunti in paese si parcheggia l’auto nei pressi del Palazzo Comunale, dove parte l’itinerario.
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Dalla piazza del Municipio si imbocca Via Città di Dipignano, uscendo dal paese e svoltando a destra sul ponte sul fiume Bormida; appena oltre si trova sulla sinistra la chiesetta di San Rocco, la cui fondazione pare risalire al 1630, come ringraziamento allo scampato pericolo della peste di manzoniana memoria.
Tornati sul percorso si oltrepassa il cavalcavia sulla statale e si svolta subito a destra su una comoda carrozzabile inghiaiata che costeggia la statale per circa 700 metri; pochi metri prima della cascina Pepe si prende lo sterrato a sinistra che sale nel bosco tra piante di orniello (Fraxinus ornus), robinia (Robinia pseudoacacia) e nocciolo (Corylus avellana).
In località Palarè si gira a sinistra, tra boschetti di castagno (Castanea sativa) e rovere (Quercus petraea) alternati a radure che offrono scorci panoramici sulle alture circostanti; sbucati su una piccola strada asfaltata si tiene la destra, costeggiando la recinzione di una azienda agricola e girando ancora a destra nei pressi dell’annesso agriturismo.
Dopo circa 300 metri si arriva alla bella chiesa di San Desiderio, edificata nel 1719 in stile barocco, posta in posizione panoramica; il luogo merita davvero una sosta.
Dalla chiesa si scende su asfalto fino alla sottostante Provinciale, dove si svolta a destra per attraversare il ponte sulla Bormida; appena passato il fiume si gira alla seconda stradina a destra che si snoda fra statale e fiume fino a svoltare a sinistra ad un sottopasso.
Appena passato il sottopasso si trova, nei pressi della recinzione di un’abitazione la deviazione sulla sinistra che conduce in pochi passi alla chiesetta di San Martino, che appare un po’ sacrificata tra una casa e la strada statale; tornati sul percorso si supera il passaggio a livello svoltando prima a sinistra e poi subito a destra, proseguendo su asfalto in salita per circa 1,5 chilometri, fino a giungere alla vecchia chiesa di Ponti, dedicata alla Madonna Assunta e attualmente in fase di restauro conservativo: il panorama sulla Val Bormida e le colline circostanti merita senz’altro una pausa.
Nei pressi della Chiesa parte la variante 571A che scende in paese, la quale permette in pochi minuti di ritornare al Municipio e consente di realizzare un percorso più breve per coloro che non vogliono coprire l’intero anello.
L’itinerario prosegue in salita sulla stradina asfaltata per circa 200 metri e subito dopo un’abitazione svolta a sinistra su una stradina campestre che si segue per 600 metri, fino a giungere ad una cascina abbandonata dove si svolta a destra; in breve si sbuca su una stradina asfaltata in corrispondenza di un bivio, ove si tiene la destra.
Dopo 200 metri si svolta a sinistra, prendendo la strada del Romano (inghiaiata) che si snoda tra vigneti e cascine isolate, costeggiata da caratteristici muretti in pietra; giunti nei pressi di una abitazione si svolta a sinistra e subito dopo a destra, oltrepassando un frutteto e attraversando poi l’aia di una bella cascina in pietra.
Poco dopo si lascia la carrozzabile e si gira a destra, su un sentiero costeggiato da roverella (Quercus pubescens) e ginepro (Juniperus communis) che conduce in breve alla frazione Case Variando; si risale su asfalto fino al primo tornante dove si imbocca lo sterrato che risale fino alla strada provinciale.
Si svolta a destra sulla provinciale e dopo 400 metri si giunge alla Chiesa di S. Anna, posta in posizione panoramica a breve distanza dal paese di Castelletto d’Erro; si gira a destra sulla SP 225 e dopo 300 metri si incontra una cappelletta dove si prende una piccola strada asfaltata che scende sulla destra e che diventa poi inghiaiata.
Dopo circa 500 metri si incontra un tornante e si lascia la carrozzabile prendendo una stradina sterrata che, superata un’ampia radura, svolta a sinistra, entrando in un castagneto all’interno del quale si tiene ancora la sinistra per poi svoltare in decisa salita a destra fino a sbucare di nuovo sulla sovrastante strada provinciale; qui si gira a destra e, percorsi pochi metri, si piega ancora a destra su una strada sterrata che si snoda a mezza costa.
Giunti ad un bivio si può svoltare a destra e salire in pochi minuti al Bric delle Forche, punto panoramico, purtroppo rovinato da diversi ripetitori; tornati sul percorso si continua sulla stradina che sbuca nuovamente sulla provinciale, dove si gira a destra e subito dopo di nuovo a destra all’incrocio.
Seguendo l’asfalto si giunge in breve alla chiesetta della Madonna Carpeneta, dove si può effettuare una sosta; proseguendo si arriva dopo circa 500 metri in località La Feia, dove si prende il sentiero che scende sulla sinistra tra le ginestre (Spartium junceum), arrivando sulla stradina asfaltata sottostante.
Si prosegue per pochi metri su asfalto per girare decisamente a destra sullo sterrato che si inoltra nel bosco e continua a mezza costa, offrendo scorci panoramici sui calanchi della zona; superato un bivio dove si tiene la sinistra si costeggia una cascina e si continua a scendere verso la località Satragni.
Subito dopo tale località si svolta a sinistra su una carrozzabile che in breve conduce ad una bella casa in pietra posta in posizione panoramica, nei pressi della quale si svolta a sinistra in discesa nel bosco fino ad arrivare a un’abitazione abbandonata dove, con un tornante si svolta a destra.
Si segue la strada campestre che poi si collega ad una asfaltata; dopo circa 200 metri in discesa si prende a destra seguendo un’esile traccia che sale in corrispondenza di una corda d’appoggio.
Dopo un tratto parzialmente invaso dalla vegetazione, si sbuca su una carrareccia in prossimità di un tornante dove si tiene la destra; quasi subito si lascia tale strada deviando a sinistra e proseguendo all’interno di un bel bosco con esemplari di castagno, rovere e ciavardello (Sorbus torminalis).
Usciti dal bosco e costeggiata un’ampia radura, si sbuca su un’ampia carrozzabile e svoltando a sinistra si prosegue fino ad arrivare ad alcune abitazioni; da qui si costeggia la ferrovia, dapprima su ghiaia e poi su asfalto e, superato il passaggio a livello si entra nel paese di Ponti, dove, nella piazza del Municipio si chiude il percorso ad anello.

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ANELLO DI MONTECHIARO
(difficoltà E – lunghezza 30,55 km – tempo: 9 ore)

segnavia - 573

Si tratta di un itinerario ad anello di lunga percorrenza con uno sviluppo di oltre 30 km., che si snoda sui rilievi collinari che circondano il paese di Montechiaro e che permette di attraversare e conoscere lo spettacolare ambiente dei calanchi, carico di colori e profumi unici.

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Il percorso parte dal paese di Montechiaro Piana (m. 162), nel piazzale dove si erge l’altissima e storica ciminiera, ultimo resto della fornace di mattoni, che per decenni fu la principale attività artigianale della vallata. Si segue un tratto di asfalto in direzione sud-est per circa 800 m. e, lasciate alle spalle le ultime abitazioni, il percorso abbandona l’asfalto ed incomincia a risalire la collina boscata e i coltivi, giungendo poi sulla SP 225 all’altezza del km 13; dopo poche centinaia di metri, il tracciato gira a destra su una larga strada inghiaiata e scende verso il fondovalle attraversando un piacevole ambiente tra campi coltivati, prati e affioramenti di calanchi.
Giunto alla Casa Le Braie, il percorso prosegue in falsopiano, supera Casa Fornè e svolta a sinistra in direzione del guado su un rio minore tributario del Rio Torbo, poi prende a salire di quota immerso in un bosco di castagno (Castanea sativa) fino ad uscirne  ritrovandosi alla base di un calanco. Il tracciato risale il calanco in un ambiente aperto dominato dalla presenza della vegetazione tipica di quest’ambiente: la ginestra (Spartium junceum), che in  primavera domina il paesaggio con il suo giallo infuocato, il profumatissimo timo, il colorato caprifoglio ed ancora roverella (Quercus pubescens) e orniello (Fraxinus ornus).
Il percorso giunge ad un quadrivio, ove svolta a gomito a destra, proseguendo in salita lungo il crinale e snodandosi sulla cresta panoramica, fino a ritrovare il bosco ed incominciare la discesa verso il fondovalle con tratti anche in forte pendenza. Raggiunta la strada comunale, il tracciato svolta a sinistra  e segue l’asfalto per un breve tratto, poi devia a destra e si immerge in un bosco ripariale seguendo  il corso del rio Torbo. Si susseguono una serie di guadi sul rio, il quale scorre alla base dei calanchi poi il sentiero prosegue sul fondovalle fino ad una decisa svolta a destra e risale fino a giungere su una strada inghiaiata nei pressi di un edificio rurale; il percorso gira a sinistra sulla carrozzabile e arriva in breve in vista della chiesetta campestre della Madonna della Visitazione
Il cammino rientra nel bosco e dopo poco arriva al largo sterrato che, snodandosi alla base di diversi calanchi, si collega di nuovo alla strada asfaltata in località Barosi (m. 439). Il percorso attraversa il piccolo agglomerato di case e continua verso la frazione Cavalli, scende verso il fondovalle, dove dominano i prati a sfalcio per poi superare la frazione Scagliola e, all’altezza della frazione Duranti, svolta a sinistra in direzione est fino ad un incrocio multiplo.
Il tracciato procede diritto inerpicandosi sul versante a calanchi fino a riallacciarsi alla strada asfaltata in località Costa Bella (m. 485), dove si trova un ottimo punto panoramico sulle Alpi Marittime all’ombra di un’antica roverella. Dopo un tratto su strada comunale, il percorso, giunto nel suo tratto più meridionale, svolta a sinistra e si immette su una comoda carrozzabile immersa dapprima in un castagneto e poi in un bosco di querce e ornielli che ricalca la linea di crinale tra il territorio di Malvicino e quello di Pareto e poi scende verso Albareta (m. 513), un piccolo nucleo di case abbandonate.
Raggiunta la strada comunale, il tracciato svolta in direzione nord verso il paese di  Malvicino e dopo un chilometro e mezzo circa di asfalto, peraltro molto panoramico e poco frequentato dalle auto, svolta a sinistra e si inoltra nel bosco scendendo lungo il versante in modo repentino. Dopo aver attraversato una zona recentemente sottoposta a tagli boschivi, il tracciato arriva sul fondovalle, oltrepassa un piccolo tributario e svolta a destra su una comoda strada inghiaiata, che poi abbandona all’altezza di Case Serena, per giungere sull’asfalto nel punto di guado sul rio Belvicino.
Il percorso segue la strada per poche centinaia di metri e poi svolta a destra per risalire il versante a calanchi alle pendici del paese di Malvicino e man mano che si sale di quota, il panorama diventa sempre più ampio, immerso nella profumata e colorata vegetazione arbustiva e, seguendo la linea di crinale, giunge alla panoramica punta Marelli (m. 470), da dove si può ammirare l’ambita meta e i paesi della valle Erro.
Il percorso si porta in direzione est e procede in discesa aggirando un’altra incantevole zona a calanchi, poi si addentra nel bosco e con una serie di svolte a sinistra arriva ad una carrozzabile sterrata, gira ancora a sinistra, attraversa un impluvio asciutto e poi prosegue in discesa su un fondo pietroso e sconnesso. Al termine della discesa il sentiero percorre il fondovalle seguendo una serie di piccoli guadi che permettono di risalire dolcemente il versante immerso in un ambiente tipicamente ripariale e, dopo aver superato una zona con rilevanti formazioni a conglomerati, riprende ad attraversare i calanchi alle pendici del paese di Montechiaro Alto.
Con un’improvvisa svolta a destra, il tracciato abbandona la carrozzabile principale, termina di risalire il versante boscato e giunge sulla strada comunale in località Arbi (m. 405); dopo un breve tratto di asfalto gira a sinistra per scendere nuovamente sul fondovalle immergendosi nel bosco tipico di questa parte del territorio con le sue immancabili roverelle. Il percorso attraversa il rio Plissone, che qui scorre incassato fra le rocce formando caratteristici orridi e poi prende a risalire verso la località Vaccamorta su una comoda ed ampia carrozzabile sterrata fino ad arrivare alla cascina omonima, ove si producono  rinomate formaggette di capra.
Il sentiero 573 si ricongiunge con la strada comunale e dopo pochi metri gira a destra per risalire il pendio che porta all’antico paese di Montechiaro Alto; si percorrono le antiche vie acciottolate di questo borgo molto suggestivo, con le sue antiche costruzioni, le scalinate in arenaria, gli antichi architravi datati sui portoni delle abitazioni. Poco prima di giungere sulla piazza del paese, si può risalire con una breve deviazione al sito dell’antichissimo castello di Montechiaro, edificato nel XII secolo, arroccato sulla collina e poi in gran parte abbattuto nel secolo XVII  dagli Spagnoli e di cui oggi si possono ancora osservare la motta con la base della torre, parte dei bastioni e alcuni locali sotterranei.
Il percorso giunge sulla piazza del municipio, dove la prima domenica di maggio si svolge la festa annuale dell’”Anciuada der castlan” per ricordare il commercio delle acciughe salate, attività storica del comune e poi scende con una comoda gradinata alla sottostante Proloco. Il tracciato svolta a destra sulla strada comunale e dopo pochi metri rientra nel bosco per scendere lungo il versante, alternando tratti più aperti ad altri immersi nella vegetazione. Giunto alla frazione Marenchi, il sentiero svolta a sinistra sull’asfalto e subito dopo a destra per seguire lo sterrato che scorre tra i prati ed i coltivi e poi gli affioramenti calanchivi, oramai in vista del fondovalle.
Il percorso arriva alla piccola frazione di Dogliotti, attraversa i campi coltivati e giunge in un boschetto con una piccola area di sosta nel paese di Montechiaro Piana; gli ultimi metri riportano al piazzale di partenza, ove si ritrova l’altissima ciminiera e il ristoro presso il Circolo Sportivo, qui ubicato.

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ANELLO DI MERANA
(difficoltà E – lunghezza 10,52 km – tempo: 3 ore e 30)

segnavia - 575

Itinerario ad anello che si snoda nell’affascinante zona calanchiva di Merana, eventualmente frazionabile tramite diverse varianti, che offrono la possibilità agli utenti di effettuare percorsi più brevi, anche sconfinando in provincia di Asti e Savona.

Da Acqui Terme si risale la ex strada statale 30 della Val Bormida fino a giungere a Merana, ultimo comune in provincia di Alessandria ai confini con la Liguria; giunti in paese si gira a destra, seguendo le indicazioni per la Pro Loco, dove si può parcheggiare l’auto e dove parte l’itinerario.
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Dal piazzale della Pro Loco, si ritorna verso il paese, passando davanti all’imponente chiesa parrocchiale e proseguendo in direzione della statale; qui giunti si svolta a destra passando davanti al bar del paese e si prende la stradina sulla destra della statale.
Si transita sotto un cavalcavia e si prosegue su asfalto ancora per un breve tratto fino a Cascina Valle, poco prima della quale si svolta a sinistra imboccando il sentiero su fondo naturale.
Si incomincia a salire dolcemente di quota lungo il versante in un bosco misto di latifoglie tra piante di ciliegio (Prunus avium) e carpino nero (Ostrya carpinifolia); si oltrepassa una piccola radura che dà la possibilità di godere di un ampio scorcio panoramico sulla valle di Montaldo di Spigno e si continua a salire immersi in un bel bosco di cerro (Quercus cerris).
Il sentiero si arrampica sul versante boscato, finché giunge sulla collina di San Fermo, dove si trovano l’omonima Torre medioevale e la cappelletta dedicata al santo; seguendo il percorso botanico presente in quest’area attrezzata per la sosta si giunge sotto la torre, da dove si gode di una splendida veduta panoramica.
Il percorso prosegue su asfalto scendendo di quota, affiancando le affascinanti formazioni calanchive che qui rasentano il piano della strada e, giunti al bivio della croce, si svolta a destra (svoltando invece a sinistra ci si immette sulla variante 575 C che porta alla cascina Tavoretti e prosegue in provincia di Savona).
Dopo 100 metri circa su asfalto si svolta a sinistra riprendendo il sentiero sterrato; si scende di quota in un fitto bosco di carpini neri tra i calanchi, fino ad uscire in una zona aperta caratterizzata da quelle che un tempo venivano chiamate dai contadini le “terre magre”, per la presenza di calanchi poco produttivi.
Dopo aver percorso un tratto fra i terreni coltivati si giunge su un sentiero più ampio che porta ad un piccolo guado su un ruscello (attenzione ai periodi di pioggia), superato il quale si sbuca su una carrozzabile sterrata dove si svolta a destra e subito dopo si gira a sinistra su asfalto giungendo alle Cascine Varaldi.
Il percorso passa attraverso le abitazioni e incomincia a salire di quota arrampicandosi sui calanchi   e seguendo l’antica traccia della via che gli abitanti del posto utilizzavano in passato per spostarsi nelle terre liguri.
Questo passaggio è veramente affascinante ed unico, anche se abbastanza impegnativo per il dislivello da superare.
A metà circa del passaggio si incontra la variante 575 B che dà la possibilità di abbreviare il percorso e di ritornare verso Merana in minor tempo.
All’uscita dai calanchi il sentiero si inoltra in un bosco di roverella (Quercus pubescens) e orniello (Fraxinus ornus) e in continua ascesa giunge in una zona caratterizzata dalla presenza di particolari formazioni geologiche conosciute come “Murion”, create dall’erosione dell’acqua su due differenti tipi di marna presenti in questa parte del territorio.
Il percorso prosegue al limite del confine con le province di Savona e Asti e, dopo aver superato il bivio che porta nella langa astigiana in zona Pian del Verro (variante 575 D), si incomincia a scendere leggermente di quota seguendo una mulattiera immersa in un bosco di castagno (Castanea sativa); si raggiunge il bivio con la strada consortile proveniente dalla provincia di Asti e si continua a scendere tra i vigneti su un fondo a tratti asfaltato in direzione delle Cascine Ghertriti e Scaglino.
Il percorso transita nei pressi della Cascina Galli e poi riprende il sentiero che sale tra i calanchi del nuovo versante; il paesaggio “lunare” dei calanchi è qui puntellato dalle coltivazioni di lavanda e da numerose altre erbe aromatiche.
Il sentiero si inoltra poi in un bosco di roverella, affiancato dalla ginestra (Spartium junceum) e passa in un’altra zona nuovamente caratterizzata dalla presenza dei “Murion”, curiose forme erosive a pseudofungo createsi nei calanchi di questa zona.
Attraversata questo tratto si incontra un bivio ove si tiene la destra e si prosegue nel bosco verso il Monte di Mezzo; in questo tratto si incrocia la variante 575 A, un circuito mtb per esperti che risale verso la provincia di Asti e poi ritorna verso Merana passando per Bric Caznei.
Superato il Monte di Mezzo incomincia la discesa lungo la linea di crinale e poi lungo i calanchi, da dove si possono apprezzare bellissimi scorci panoramici.
Il sentiero raggiunge Cascina Bruciata e su asfalto copre l’ultimo tratto dell’anello fino a raggiungere la sede della Pro Loco, da dove era partito l’itinerario.

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DEGLI ALPINI
(difficoltà E – lunghezza 12,19 km – tempo: 3 ore)

segnavia - 577

Percorso di media lunghezza, creato dalla passione e dall’instancabile operato dell’Associazione degli Alpini di Montechiaro d’Acqui.
Da Acqui Terme si risale la ex strada statale 30 della Val Bormida fino a giungere al paese di Montechiaro d’Acqui Piana; superato il semaforo al centro del paese, si svolta a sinistra per la Chiesa di Sant’Anna (m. 204), ove si trova la sede degli Alpini, punto di partenza del percorso.

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Il primo tratto del percorso ricalca la strada comunale che scorre tra i campi coltivati a grano della zona della Pieve, poi al primo bivio tiene la destra, sovrapponendosi per circa 1 km al sentiero 573 (Anello di Montechiaro).
Il sentiero procede in continua salita, supera Cascina Mancina, ormai abbandonata, fino a giungere sulla SP 225 all’altezza del km 3.
In questo punto i due sentieri si dividono: il sentiero 573 svolta a destra verso la vallata del rio Torbo, mentre il sentiero 577 svolta a sinistra, percorre la strada asfaltata per un brevissimo tratto e poi incomincia ad inerpicarsi sul versante boscato.
L’irta salita caratterizzata da brevi tornanti sul versante calanchivo è degnamente ricompensata dalla vista panoramica sempre più ampia sui rilievi acquesi e dall’ambiente incantevole creato, in particolare nei mesi di maggio e giugno, dalla abbondante e profumata fioritura delle ginestra (Spartium junceum).
Al termine della salita  il sentiero giunge sulla SP 225 in corrispondenza del paese di Montechiaro d’Acqui Alto (m. 501 – da non perdere una visita a questo caratteristico borgo!), svolta a sinistra e risale la strada provinciale, supera la sede della Pro Loco e, per un altro breve tratto, coincide nuovamente con il sentiero 573. Dalla sede della Pro Loco il percorso prosegue su asfalto per circa  150 m. e poi svolta a destra sul sentiero che incomincia a scendere verso il fondovalle del rio Plissone.
Dapprima il percorso scende attraversando i calanchi, poi supera una zona boscata, svolta a destra, aggirando un’area prativa, giunge sul fondovalle, guada il rio e inizia a risalire leggermente di quota giungendo ad un capanno, punto di sosta dal quale inizia la discesa a tratti ripida verso il rio Plissone. Giunto sul fondovalle, il sentiero risale il rio ed in alcuni punti appositamente indicati è possibile visitare gli orridi, a cui il corso d’acqua ha dato origine in tempi geologici.
Si tratta di profonde incisioni, sotto forma di stretti canaloni dalle pareti aspre ed irte, originatisi dalla lenta, ma continua azione erosiva della sabbia e dei ciottoli presenti nell’acqua di un torrente, che ne incidono il letto in rocce resistenti. Al loro interno si sviluppa  un ecosistema molto particolare caratterizzato dalla presenza di una forte umidità e da una illuminazione molto debole; in questa condizione si sviluppano rigogliose, numerose tipi di felci, di muschi e di alcune erbacee del tipo Aruncus dioicus.
Proseguendo in piano il sentiero attraversa quello che un tempo era una zona coltivata, condotta ad orti (“L’orto d’Franceschein”) dagli abitanti del posto, che utilizzavano l’acqua del rio per irrigare le loro coltivazioni. Oggi quest’area è stata riconquistata dalla vegetazione boschiva, che rimane la padrona assoluta sul fondovalle. Il sentiero ricalca un tratto di carrozzabile inghiaiata (punto ove si trova la ricostruzione di un antico pozzo) e poi la abbandona per svoltare a sinistra sul sentiero che risale per circa 150 m. il rio Ciapin, piccolo tributario del rio Plissone, fino al punto in cui si trova la deviazione per visitare l’”Orrido dei Laghi” particolarmente scenografico.
Dal punto di deviazione, il sentiero 577 inizia l’irta risalita del versante boscato, superando un affioramento roccioso soprannominato per la sua forma “Il cappello dell’Alpino” (m. 270) e poi, grazie anche ad una scaletta d’appoggio, il percorso giunge sul comodo sterrato di crinale, che presto si ricongiunge all’asfalto della strada comunale per frazione Chiarini.
Il percorso svolta a destra, risale in direzione di Montechiaro Alto, sbucando sulla SP 225 nei pressi dell’abitato, dove si chiude il percorso ad anello; dal paese di Montechiaro Alto si ripercorre in discesa il tratto iniziale per ritornare alla chiesa di S. Anna, da dove era partito l’itinerario.

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Pubblicazioni edite dalla Provincia di Alessandria

icona - 16x16 - pdf  La via delle ginestre (file pdf 593,92 kb) – Proposte escursionistiche nel comprensorio del comune di Ponzone

icona - 16x16 - pdf  Guida Millepassi (file pdf 34,6 Mb) – Percorsi escursionistici in provincia di Alessandria